Diario ai tempi del Covid-19, di Sara Russo

///Diario ai tempi del Covid-19, di Sara Russo

DIARIO AI TEMPI DEL COVID-19

di Sara Russo

Caro diario,

È la sera del 19.03.20.

Oggi pomeriggio è arrivata la comunicazione che non si potrà più fare attività fisica, neanche una corsa intorno al quartiere. Questa mattina, prima che uscisse la comunicazione l’ho fatta e mentre percorrevo le strade più piccole mi sembrava tutto più o meno normale, c’era veramente poca gente per strada, al panificio tutti distanti e con le mascherine, poi ho svoltato e mi sono fermata di colpo, guardare quella strada vuota che ogni giorno vedevo piena di persone e di macchine mi ha dato una sensazione orribile. Forse era solitudine? Forse mi rendevo sempre più conto di cosa stava succedendo…

…Sara.

Caro diario,

oggi è il 30 marzo, sono passate alcune settimane da quando tutto è iniziato, da un giorno all’altro ci siamo dovuti adattare a quello che per noi sarebbe stato impensabile. Eliminare dalla nostra vita ogni contatto con gli altri, a volte solo con gli amici, ma altre volte anche a casa, per prevenire un po’. Per esempio, quando i miei genitori devono uscire per lavoro è ancora tutto molto complicato da gestire, perché al loro rientro devono disinfettare tutto.

All’inizio, nella prima settimana, ero tanto arrabbiata, confusa e nostalgica, c’erano tante preoccupazioni, i primi 15 giorni di quarantena li ho vissuti con il cuore in gola, pronta a sentire qualcosa di terribile.

È la paura, quella che arriva quando senti al telegiornale i numeri di tutte le persone che non ci sono più. Senti un peso dentro farsi sempre più pesante, “la maggior parte dei decessi riguarda persone anziane con patologie pregresse” e quindi? Il mio primo pensiero va ai miei nonni che hanno la loro età e stanno più o meno bene, ma hai paura lo stesso per loro e come puoi aiutarli? Solo chiedendo loro di stare a casa? Sì, solo dicendo di stare a casa.

Oggi mio papà doveva accompagnare mio nonno in ospedale per una visita, perché se c’è il Covid19 non vuol dire che tutte le altre malattie sono scomparse, mia mamma questa mattina doveva tornare al lavoro, un caso eccezionale, ma anche voler restare a casa è diverso dal poterlo fare.

Sono trascorsi tanti giorni ormai e questo tempo l’ho passato con la mia famiglia, ogni sabato e domenica, senza lezioni e lavoro, facciamo sempre una partita a qualche gioco da tavolo, come ad esempio risiko, monopoli oppure giochiamo a carte. Questo sabato invece abbiamo deciso di fare la pizza in casa, cosa che non facevamo tutti insieme da molti anni. Durante la settimana quasi ogni giorno ci organizziamo per fare un po’ di attività fisica insieme, con mia sorella prepariamo un sacco di dolci, forse anche troppi.

Credo che questa quarantena ci abbia tolto tante cose, ma in questi giorni abbiamo recuperato tanto tempo passato con la nostra famiglia, dandoci anche momenti indimenticabili.

In teoria il 3 aprile dovrebbe riaprire qualcosa, ma si sa che non sarà così, si pensa a prolungare di altri 15 giorni, poi al tg dicono che il picco giungerà tra 10 giorni, e in 5 giorni tutto potrà tornare normale? No, ma in realtà non lo sa nessuno, si vive giorno per giorno, è come guidare una barca in un mare di nebbia e si riesce a vedere solo a poca distanza.

Tra 20 giorni sarà il mio compleanno…ma non mi importa più perché per ora mi mancano i miei parenti, mi mancano i miei amici e non è la stessa cosa vederli in uno schermo. Non poterli abbracciare, fare battute, litigare e fare pace, mi manca vederli la mattina a scuola e in palestra.

So che prima o poi si sistemerà, il tempo rimargina molte ferite, speriamo anche questa.

Caro diario,

Sono le 21:07 del 1° aprile.

Ho finito da poco di cenare e sono sul divano, quando ad un certo punto mia sorella, avvertita da una sua amica, chiama me e i miei genitori per venire a vedere fuori dalla finestra.

Siamo usciti in balcone e c’erano due camion dei pompieri e un’ambulanza. Non pensavamo fosse un caso di coronavirus, ma dopo pochi minuti, è uscito dal portone di un palazzo un medico dell’ambulanza vestito con la tuta bianca per proteggersi dalle malattie infettive, (anche se ormai credo che indossino sempre le tute per proteggersi anche se non si tratta del virus).

È stato molto strano, perché vederlo dal vivo è completamente diverso dal vederlo in televisione, sembra di guardare un film di fantascienza, ma, quando vedi con i tuoi occhi che è reale, ti rendi conto di non essere in un film, che i protagonisti siamo noi, e noi abbiamo in mano il futuro della nostra storia.

2020-04-14T10:14:17+00:00