Riflessioni “sospese” di Virginia Imbraguglio

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Riflessioni “sospese”
di Virginia Imbraguguglio

E pensare che è stato tutto talmente improvviso.

Un giorno esci di casa tranquillamente, e il giorno dopo ti trovi rinchiuso.

Per non parlare del contatto fisico, il contatto umano. Un giorno saluti un tuo amico, un tuo parente, tuo nonno, tua nonna, senza minimamente arrivare a pensare che non lo vedrai per settimane.

Mascherine, guanti, disinfettanti… Come siamo arrivati a tutto questo?

Guardo fuori dalla finestra: paura.

Sono 20 giorni che non vedo nessuno, tranne i miei genitori, e tutti gli altri per telefono, in chiamata, videochiamata… Ci si tiene in contatto, per sentirsi vicini.

Sono 20 giorni che non esco di casa; l’aria che non sia di casa la respiro dalla finestra, il cielo, grigio o azzurro, limpido o nuvoloso lo vedo dalla finestra, le poche persone, le poche macchine che camminano le vedo dalla finestra.

Guardo fuori dalla finestra: desolazione.

È tutto così diverso, tutto così strano, tutto così lontano da quella che era la mia routine quotidiana.

È strano non andare a scuola, cosa che accade solamente d’estate, e ora di estate ne vedo ben poca; possiamo dire che mi sto abituando a fare le lezioni online, ma chiaramente non è lo stesso.

Non uscire, neanche per andare in palestra, fare un giro in centro, andare per i negozi, o semplicemente fare la spesa; di solito non accade mai, ma se devo essere sincera, volendo guardare il lato positivo, e tralasciando ciò che succede fuori, non è così male. È ovvio che vorrei tanto uscire, però trovando un po’ di cose da fare a casa, il tempo passa in fretta, diciamo. Mi sono messa ai fornelli, torte, biscotti, e non solo, mi alleno a casa, mi prendo cura di me stessa con scrub, maschere…

So che dopo, quando tutto sarà finito, un pochino mi mancherà non fare niente, come ora mi manca la normalità, sempre data così per scontata.

Guardo fuori dalla finestra: il nemico invisibile.

E se penso a quante persone stanno soffrendo per ora, quante hanno sofferto e non ce l’hanno fatta, quante persone ancora dovranno soffrire e non lo sanno neanche; il solo pensiero è angosciante.

I numeri crescono, e ancora crescono, e non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Ne usciremo, questo sì, deve essere così, ma cosa dovremo passare ancora prima di uscirne? Perché al momento sembra che una fine non si veda; non c’è una data, neanche una previsione, si vive tutto alla giornata, cercando di non pensare a quello che accadrà domani, bello o brutto che sia.

 

 

2020-04-14T10:11:35+00:00