“L’unico momento di normalità che ci rimane” di Fiamma Cusumano, V D

///“L’unico momento di normalità che ci rimane” di Fiamma Cusumano, V D

 

L’UNICO MOMENTO DI NORMALITA’ CHE CI RIMANE

 

“Chiuderanno le scuole”. Non ci credevo.

“Vieteranno ogni spostamento”. Non ci credevo.

“Non ti potrai più allenare”. Non ci credevo.

Eppure ad uno ad uno i decreti hanno chiuso le scuole, vietato gli spostamenti ed impedito gli allenamenti. Noi “piccoli” chiusi in casa, e il mondo “dei grandi” diviso in due: chi era necessario alla sopravvivenza dello Stato sociale ed economico e chi, alla sopravvivenza dello Stato, poteva e doveva contribuire da casa.

Il Covid-19  è arrivato all’improvviso, rubandoci la nostra quotidianità, privandoci delle nostre certezze e strappando via molte vite. Ma, di tutto quello che ci è stato portato via, e che ha stravolto la nostra idea del mondo così come l’abbiamo sempre conosciuto, ciò che più ci ha destabilizzato è stata la privazione del contatto umano.

L’uomo, l’animale sociale per eccellenza, da un momento all’altro e senza preavviso, ha dovuto abbandonare la sua caratteristica fondamentale;  madri e padri, dopo infernali giornate passate in ospedale a combattere il virus, hanno cominciato a temere per la salute dei loro stessi figli, baci e abbracci sono adesso misurati con la stessa attenzione di  medicine da somministrare; fidanzati, amici e parenti, abituati a vedersi ogni giorno, sono stati separati da freddi schermi, chiamate e messaggi sono diventati i nuovi baci e abbracci e i rapporti interpersonali si sono ridotti a parole disincantate. E la quotidianità scolastica, i compagni di banco seduti gomito a gomito, i professori che girano per la classe, gli incontri alla macchinetta con amici e bidelli sono stati azzerati ed eclissati dietro al terribile ed emblematico acronimo di “DAD”: Didattica A Distanza.

E in effetti, ormai viviamo tutto a distanza.

Anche la scuola, l’unico vero immancabile appuntamento quotidiano, che ci trasforma da bambini innocenti a ragazzi maturi, quasi adulti, è stata tramutata in un insegnamento individuale, straniato di ogni sua qualità “sociale”, interattività umana filtrata da schermi insensibili.

La Didattica A Distanza, però, ha cercato di  abbattere i muri innalzati dalla pandemia e di creare  un filo immaginario che ci tenesse legati, come una “social-catena” in grado di superare il tempo dilatato della quarantena e lo spazio, troppo stretto, delle nostre case . In un tempo così difficile e così incerto come quello che stiamo vivendo, ha continuato a tenere vivo il legame fra noi alunni e i nostri docenti; siamo ormai abituati a guardarci tramite una telecamera e a far trapelare da essa le nostre emozioni, le nostre paure e i nostri sentimenti. E’ questo quello che ci ha insegnato la DAD: ad essere fisicamente più distanti, ma emotivamente più vicini, a rafforzare e consolidare i  rapporti umani, ad instaurare un dialogo più sincero e trasparente. Accomunati da una situazione irreale, siamo  spinti da una compassione universale a discutere ancora di più delle nostre difficoltà e delle nostre perplessità, delle nostre paure e delle nostre speranze.

E seppur fredda, distaccata e non attenta come gli occhi vigili dei nostri insegnanti, la Didattica A Distanza resta l’unico momento, benché ridimensionato, di normalità che ci rimane.

 

 

Fiamma Cusumano 5 D

 

 

 

 

 

2020-05-05T11:59:04+00:00